|
CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE
Nota riguardante il libro
«The Sexual Creators, An Ethical proposal for Concerned Christians»
(University Press of America, Lanham-New York-London 1986)
del P. André Guindon, O.M.I.
PREMESSA
Dopo uno studiodel libro del P. Guindon condotto secondo la procedura ordinaria
prevista dalla propria Ratio agendi e dopo un dialogo con l'Autore,
realizzato con la mediazione del P. Superiore Generale O.M.I. dal novembre 1988
al settembre 1991, la Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha il
compito «di promuovere e di tutelare la dottrina sulla fede, e i costumi in
tutto l'orbe cattolico»,(1) pubblica la seguente Nota, nella
quale, per il bene dei fedeli, sono stati segnalati i punti in cui il suddetto
libro risulta in contrasto con la dottrina della Chiesa in materia di morale
sessuale. Nel contempo viene offerta all'Autore l'ulteriore possibilità di
fornire, entro un ragionevole periodo di tempo, alcune chiarificazioni, che
confermino la sua asserita fedeltà all'insegnamento del Magistero. Il dialogo
con l'Autore è condotto d'intesa con la Congregazione per gli Istituti di Vita
Consacrata e per le Società di Vita Apostolica e con la Congregazione per
l'Educazione Cattolica, per gli aspetti di loro rispettiva competenza.
I.
OSSERVAZIONI SUL LIBRO
1. Introduzione
II libro vuole essere qualcosa di più di uno studio di sessuologia: l'Autore
desidera offrire alla Chiesa un apporto personale per l'elaborazione di una
dottrina nuova su ciò che egli chiama «sexual fecundity», proposta come
«un contributo alla formazione di un'alternativa all'insoddisfacente
prospettiva basata su fecondità-fertilità» (p. IX). Non si tratta quindi solo di
un ripensamento delle norme morali circa la sessualità umana, quanto piuttosto
della proposta di una nuova antropologia e di un «programma per la prossima
rivoluzione dei sexual creators» (p. 236).
Nell'opera non mancano intenzioni lodevoli e aspetti positivi come, ad esempio:
il desiderio di superare una precettistica solamente esteriore e negativa (p.
9ss), l'affermata opposizione a una mentalità contraccettiva o edonistica, che
considera il piacere sessuale come fine a se stesso (pp. 36, 74, 94), lo sforzo
di raggiungere una concezione unitaria dell'essere umano (p. 22ss),
il proposito di essere attento alle persone al di là delle loro
colpe morali (p. 164), la ricerca del senso cristiano dell'affettività umana
(pp. 100, 105).
Tuttavia un accurato esame ha evidenziato la presenza di gravi e fondamentali
dissonanze non solo con l'insegnamento del Magistero più recente, ma anche con
la dottrina tradizionale della Chiesa. Queste dissonanze riguardano la
concezione generale della sessualità, la visione della persona umana nei suoi
rapporti con gli altri e con Dio Creatore, nonché il giudizio morale su alcuni
comportamenti sessuali concreti. Esse si radicano in ultima analisi su
un'impostazione insufficiente e talvolta erronea a livello di metodo teologico.
2. Questioni particolari
2.1. Concezione generale della sessualità
L'Autore usa i termini «sexual» o «sexuality» in un'accezione
così ampia da inglobare tutto ciò che qualifica le manifestazioni affettive
dell'essere umano in quanto sessuato (cf. ad esempio, pp. 23, 71, 120-121). «La
sessualità è ciò che conferisce agli esseri umani una storia interpersonale e
sociale, tale da renderli responsabili del suo sviluppo» (p. 34). Difficilmente
si può immaginare una descrizione più ampia di questa. La sessualità è
caratterizzata quindi dalle due componenti della «sensualità» e della
«tenerezza», relative rispettivamente alle dimensioni corporali e spirituali
dell'essere umano. Tuttavia qualificare come «sessuale» ogni espressione di
affetto, con il pretesto che essa è inevitabilmente segnata dal carattere
sessuato della persona, è non solo provocare un uso inflazionato e confuso del
termine, ma anche violare le leggi elementari della logica. Per quanto ogni
relazione affettiva è contrassegnata dal carattere sessuato dei partner, non
segue che essa sia una relazione sessuale. Diventa così ambiguo e confuso
affermare il carattere sessuale di tutte le relazioni affettive, anche di quelle
dei genitori con i loro figli, dei celibi, ecc. (pp. 66-67, 120-121).
In corrispondenza con questa accezione allargata della sessualità, l'Autore
propone una nozione nuova e più fondamentale di «fecondità sessuale» («sexual
fecundity»), che dovrebbe essere la base per valutare «tutte le forme di
interazione sessuale» (pp. 66-67). Questo nuovo criterio di riferimento è
presentato come indipendente dalla «fertilità biologica», che la morale
cattolica tradizionale avrebbe il torto di assumere come unica norma. Così il
principio regolatore della sessualità umana non sarebbe più l'inseparabilità dei
significati unitivo e procreativo dell'atto sessuale, ma piuttosto
l'inseparabilità di «sensualità» e «tenerezza» (pp. 66-68). Il significato
primario della «trasmissione della vita» sarebbe una «nuova qualità di vita
umana che viene comunicata all'interno e attraverso un'esperienza sessuale
integrata... da un amante all'altro» (p. 67). La procreazione viene considerata
come elemento secondario e prescindibile. L'integrazione di sensualità e
tenerezza viene proposta come criterio di qualsiasi attuazione sessuale: non
solo coniugale e neppure solo eterosessuale, ma addirittura anche omosessuale
(p. 67). Di conseguenza non ci sarebbe «differenza sostanziale quanto a “stili
di vita” tra il cammino morale che si realizza nella condotta sessuale di
sposi, genitori, figli e figlie, lesbiche, gay o celibi» (p. 79).
È giusto riconoscere all'Autore l'intendimento di porre alla base della sua
concezione di sessualità e di fecondità un'antropologia integrale («a
wholistic view of selfhood», p. 23), la quale non rinunci alla natura di
composto dell'essere umano, ma la sappia riproporre in termini veramente
integrati, senza ricadere in pericolosi dualismi, cui conseguono riduzioni
biologistiche o spiritualistiche, che finiscono per deformare gravemente
l'etica sessuale. Invano tuttavia si cercherà nel volume anche solo una
presentazione sintetica di una simile antropologia, che pertanto si riduce a una
sorta di dichiarazione di intenti. Inoltre l'equivocità della definizione di
sessualità e l'erronea visione della fecondità producono di fatto, come
conseguenza indesiderata, un dualismo antropologico. Infatti, mentre nei primi
due capitoli la concezione della sessualità sostenuta da P. Guindon ha bisogno
di una forte enfasi sulla natura corporea dell'uomo, nel terzo e nel quarto per
definire la fecondità in sé e per sé, indipendentemente dalla fertilità, tale
natura corporea diviene ingombrante e viene allora trascurata e sacrificata per
evitare quella che l'Autore reputa essere l'epocale riduzione biologistica di
sessualità e di fecondità.
Una concezione adeguata e unitaria della persona umana, che tenga conto di tutti
i livelli del suo essere (biologici, psicologici e spirituali), non dovrebbe
poi condurre l’Autore a parlare della fertilità come nel seguente passo: «Finché
continuiamo a sostenere che il risultato inteso dev'essere un figlio, non stiamo
più parlando di un aspetto di un principio sessuale (fecondità) o di un prodotto
sessuale. Stiamo occupandoci di sostanze: cromosomi (il principio) che
producono un bambino (effetto)» (p. 65).
Il significato procreativo della fecondità è ridotto al livello della
riproduzione degli esemplari di una specie, mentre il significato antropologico
della sessualità è posto prevalentemente nelle sue componenti esperienziali di
sensualità e tenerezza, che possono quindi essere creative e far uso del corpo
come di uno strumento privo di intrinseci valori morali, e completamente
manipolabile a seconda delle intenzioni soggettive. La separazione tra gli
elementi esperienziali o psicologici della sensualità e tenerezza, da un lato, e
gli elementi corporei della riproduzione, dall'altro, è incontestabilmente
dualistica. In realtà sono entrambe parti integranti di una stessa persona. Una
tale accusa di dualismo non può essere invece mossa contro il principio,
proprio dell'insegnamento della Chiesa, che i significati unitivo e procreativo
dell'atto sessuale sono inseparabili.
2.2. Le relazioni interpersonali
Nella fenomenologia delle relazioni sessuali presentata da P. Guindon, l'enfasi
è ripetutamente posta su «the self expressing the self» (per formule di
questo tipo si veda alle pagine 11, 14, 22, 23, 26, 27, 31, 33, 34, 66-67, 71,
90 e 102). Si ha qui un personalismo centrato sul sé e sull'espressione del sé.
Come può conciliarsi quest'impostazione con le esigenze di amare un'altra,
persona e di tener conto della realtà e dell'autonomia dell'altra persona?
Perché nel libro non si fa praticamente mai menzione del dato, sicuramente
appartenente alla tradizione cristiana, che la legge dell'amore include la legge
della croce? Secondo il Concilio la vocazione al matrimonio esige «notevole
virtù» e «spirito di sacrificio».(2) P. Guindon non fa quasi
riferimento alla necessità di tale virtù, e non tiene presente che gli impulsi
sessuali non si integrano facilmente con l'amore autentico, così che la castità e il dominio di sé sono parte necessaria e difficile
dell'amore umano – a meno che uno non creda che il desiderio di esprimersi
sessualmente debba sempre incontrarsi con la corrispondente disponibilità
consenziente di un partner con cui uno vorrebbe esprimere se stesso.
Benché l'Autore proponga i valori della «loving fecundity» (pp. 72-74) e
della «responsible fecundity» (pp. 74-78), come terzo e quarto criterio
per valutare la «sexual fecundity» e benché asserisca che «la sessualità
umana è feconda quando promuove umanamente una vita tenera e sensuale,
l'identità individuale, il valore della persona e la comunità» (p. 78), con ciò
non offre ancora una spiegazione adeguata di come le esperienze della tenerezza
e della sensualità potrebbero condurre alla costruzione di una comunità.
2.3. Il rapporto tra la persona umana e il Creatore
Una più fondamentale carenza è sottesa alle posizioni erronee rilevate
nell'opera: la sostituzione del concetto di creaturalità con quello di
creatività (pp. VII ss). Dio, creando la libertà della creatura, avrebbe dato
all'uomo e alla donna la capacità di liberare la loro propria umanità e, in tal
senso, l'uomo e la donna dovrebbero essere visti come «sexual creators».
L'Autore non riconosce che Dio ha impresso un significato e un ordine intrinseco
nella realtà creata, la cui verità è così norma oggettiva del comportamento, da
riconoscere e attuare.(3) Egli avrebbe piuttosto affidato all'uomo e
alla donna il potere di produrre creativamente un linguaggio sessuale, che
esprima e strutturi significativamente le relazioni umane (p. VIII). Per
l'Autore non esiste quindi una verità che preceda e normi l'agire (agere),
ma solo la produzione, da parte della spontaneità soggettiva, di modelli
creativi di significato (rinvia all'epistemologia di T.S. Kuhn: pp. 4, 15-16).
La bontà morale non è più una qualità della volontà che sceglie in armonia con
la verità dell'essere, ma viene ridotta a un prodotto delle intenzioni
soggettive. Si legge per esempio che «...il compito morale consiste nel
costruire ciascuno la propria verità ovvero nel fatto che ciascuno dia un senso
alla propria vita personale» (p. 163). Ancora, P. Guindon afferma che le
persone con un orientamento omosessuale dovrebbero agire in modo omosessuale,
dal momento che agere sequitur esse (p. 161). Qui l'esse sembra
ridotto a un'inclinazione soggettiva. In ciò consiste la vera rivoluzione del
libro: vi sono ignorate le basi antropologiche necessarie a ogni morale
oggettiva e, in particolare, alla morale cristiana.
2.4. Problemi di metodo della teologia morale
Le posizioni erronee quanto al contenuto sono conseguenza dell'adozione di un
metodo insufficiente.
In primo luogo, va rilevato che l'Autore incomincia con un generico riferimento
all'esperienza, senza produrre però alcuna analisi fenomenologica della natura e
della dinamica dell'umana sessualità, vale a dire di ciò che peraltro dovrebbe
costituire la novità sostanziale della sua opera, e limitandosi a rinvii
bibliografici. Ciò nonostante egli afferma che dall'esperienza si ricava la
natura della sessualità come integrazione di sensualità e di tenerezza (p. 23).
Passa in seguito a una breve presentazione di un modello linguistico di fattura
apparentemente strutturalista, che consentirebbe di approfondire il significato
della sessualità (pp. 26-30), ma che, per espressa dichiarazione dell'Autore
stesso, potrebbe essere sostituito con altri (p. 15).
La riflessione morale è compresa dall'Autore non solo come riflessione
sull'esperienza vissuta (p. IX), ma come articolazione del significato
immanente a questa stessa esperienza (p. 13), dal momento che «il bene non può
essere conosciuto e apprezzato se non viene “sperimentato”» (p. 13). Viene così
affermato un primato del «vissuto», che diventa il vero criterio di
discernimento del giudizio morale. Il «vissuto» è prevalentemente concepito
nei termini di caratteristiche dell'esperienza soggettiva, quali la sensualità e
la tenerezza. Ne consegue una moralità fondata su una sorta di fede cieca nella
spontaneità umana. Poco o niente si dice sulla radicale dicotomia che abita il
cuore dell'uomo,(4) sulle conseguenze di tale dicotomia nell'ambito
sessuale o sul ruolo della grazia e della perseveranza umana nell'affrontare
questo conflitto. Di conseguenza, la nozione di esperienza è esposta in un modo
molto selettivo, come selettiva è la scelta delle fonti psicologiche. Numerosi
psicologi – per non parlare dei filosofi e dei teologi – non ammetterebbero che
esperienze soggettive, quali la tenerezza e la sensualità, siano in grado di
condurre da sole, automaticamente, a un amore autenticamente umano, alla
responsabilità e all'auto-trascendenza.
Con questi presupposti anche il riferimento alle fonti classiche della teologia
morale, come la Sacra Scrittura, la Tradizione della Chiesa e il Magistero, è
attuato in un modo parziale, riduttivo e inadeguato. Richiamandosi al metodo
della critica storica, l'Autore ritiene che le norme morali presenti nella
Sacra Scrittura vadano ricondotte a contesti storici del passato e quindi
ritenute «inconclusive» quanto al giudizio morale da dare oggi, ad esempio su
comportamenti come l’omosessualità (p. 160). La Sacra Scrittura non conterrebbe
tanto norme concrete, quanto piuttosto intenzioni, e le uniche intenzioni
richiamate da Gesù sarebbero l'amore e la libertà, interpretate
soggettivisticamente (cf. p. 175). In contrasto diretto con questi stessi
principi si trovano però le distorte interpretazioni della Bibbia, che l'Autore
adduce a sostegno di alcune posizioni del libro, alla ricerca di presunti esempi
edificanti di lesbiche e di omosessuali (p. 164-165).
La Tradizione e il Magistero, presentati in maniera spesso caricaturale (cf. ad
es. pp. 4-10, 43-53), non sono valutati e accolti nella loro autorità propria e
nel loro valore normativo per la riflessione teologica, ma servono piuttosto da
spunto polemico in base al quale l'Autore costruisce la sua «alternativa»,
sviluppata a partire dal quarto capitolo. E vero che talvolta egli cita il
magistero in senso favorevole, mostrando di approvare persino (p. 120),
l'affermazione di Gaudium et spes(5) che «i figli sono il
preziosissimo dono del matrimonio». Ciò nondimeno pone se stesso quale giudice
di quali parti dell'insegnamento della Tradizione e del Magistero siano
accettabili e di quali non lo siano. Tale ruolo implica superiorità in colui che
giudica rispetto a chi viene giudicato.
2.5. Giudizi morali su singoli comportamenti
L'opera The Sexual Creators contiene giudizi morali in contrasto con
quanto affermato costantemente e coerentemente dalla Sacra Scrittura e dalla
Tradizione, e insegnato autorevolmente anche dal Magistero più recente. Inoltre
tali posizioni non sono incidentali per il libro, ma emergono progressivamente
in una forma coerente con la ribadita intenzione dell'Autore di rendere la
fecondità sessuale, intesa come integrazione di sensualità e tenerezza,
autonoma rispetto alla procreazione.
Innanzitutto l'Autore tratta la Sacra Scrittura, la tradizione e le
dichiarazioni del Magistero in modo estremamente selettivo, spesso distorcendoli
totalmente. Dal terzo capitolo intitolato «The Dualistic Tradition of
Fertility», specialmente dalle pagine 44-53, si dovrebbe concludere che, per
almeno due millenni, la morale sessuale tradizionale in gran parte si è
sbagliata nelle sue conclusioni relative a un enfasi sulla procreazione, che
l'Autore descrive come una «ideologia natalista» (pp. 44ss). Circa
l'insegnamento di Gaudium et spes (nn. 47-52) sulla dignità del
matrimonio e della famiglia, nel quarto capitolo si legge: «Probabilmente si
potrebbero evidenziare in tale costituzione affermazioni in appoggio a
un'interpretazione riproduttiva della fecondità sessuale. Ciò non dovrebbe
sorprenderci. Oggi c'è un consenso generale sul fatto che nei documenti
conciliari si trovano testi che sono il risultato di un compromesso tra
posizioni talvolta teoreticamente inconciliabili. Transizioni paradigmatiche
sono spesso contrassegnate dalla simultanea presenza divisioni contraddittorie
tra loro» (p. 65).
Ciò non può significare se non che Gaudium et spes è in parte erronea e
può essere compresa correttamente solo escludendo la parte sbagliata del suo
insegnamento, cioè la parte considerevole che non si accorda con le idee
espresse nel libro. Humanae vitae è criticata perché si richiama a leggi
biologiche (p. 47). Si dice che Familiaris consortio fa «una distinzione
puramente nominalistica» tra «osservanza del ritmo» e «ostacolo alla nascita»,
come se ci fosse una distinzione con rilevanza morale tra i due casi (pp.
49-50). Persona humana viene criticata perché considera la procreazione
come «finalità essenziale e indispensabile» (della fecondità) (p. 43).
Contro l'insegnamento del magistero,(6) l'Autore, considerando i
rapporti sessuali pre-matrimoniali, la possibilità della coabitazione detta
«pre-cerimoniale» e del «matrimonio a tappe» (pp. 87-89), osserva: «Si potrebbe
anche ritenere che, teologicamente, un simile “matrimonio per fasi” non è
insostenibile» e rimanda anche ad altri suoi scritti (p. 110, nota 5). Contro
la dottrina della Chiesa, egli sostiene l'irrilevanza della celebrazione
pubblica del patto matrimoniale e della forma canonica del matrimonio tra i
cattolici. Fonda poi su una presentazione travisata della storia il suo giudizio
di discredito circa la necessità del consenso ecclesiale (p. 88). Egli infatti
lascia intendere che la celebrazione liturgica del matrimonio rappresenta uno
sviluppo tardivo nella Chiesa, confondendo così l'obbligo della forma canonica
richiesta per la validità del matrimonio con l'esistenza di una cerimonia
liturgica, che è invece antichissima.
In breve, l'Autore propone (pp. 87-89) una completa ridefinizione del sacramento
del matrimonio.
Per quanto riguarda l’omosessualità, l'Autore tende ad assimilare, dal punto di
vista morale, la situazione omosessuale a quella eterosessuale sulla base di una
concezione astratta di fecondità sessuale, applicata poi in modo univoco a
comportamenti sessuali specificamente differenti (pp. 159-160, 172, 177). In
alcuni aspetti una relazione omosessuale sembra essere addirittura superiore a
quella eterosessuale. A pagina 165 si legge: «Una tale celebrazione gratuita
dell'amore [come nel Cantico dei Cantici: cf. sopra, nella stessa pagina] è
caratteristica della sessualità gay. ... Una donna non fa l'amore con un'altra
donna, né un uomo con un altro uomo perché ciò è quanto tutti si aspettano, né
perché ciò dev'esser fatto per avere qualcuno che mantenga o dia una casa, e
neppure perché questo è il modo per fare bambini. Le persone omosessuali sane
sono sessualmente attive con un partner perché esse desiderano esprimere la loro
affezione a qualcuno da cui sono attratte».
P. Guindon difende la «fecondità sessuale» degli omosessuali pretendendo di far
astrazione da qualsiasi giudizio sulla moralità oggettiva degli atti erotici o
genitali che essi possano compiere (p. 163) – un'astrazione che è difficile o
impossibile conciliare con il senso ovvio di espressioni da lui usate quali
«fare l'amore» e «[essendo] sessualmente attivo» a p. 165, come appena citato –,
e appellandosi in modo vago ed equivoco alla norma dell'amore interpersonale
proclamata nel Vangelo (pp. 174-175). Non solo non si riconosce alcun disordine
oggettivo nella condizione omosessuale come tale, ma addirittura vengono
giustificati i comportamenti omosessuali come «l'unica scelta sana» per chi è
naturalmente e irreversibilmente omosessuale (p. 160-161), in opposizione a
quanto affermato da Persona humana, n. 8. Per giustificare ciò, l'Autore
fa appello al principio agere sequitur esse (p. 161), che in tal modo è
applicato indifferentemente e univocamente all'ordine ontologico (ontico) e
all'ordine morale. Egli non sembra riconoscere molta libertà alle persone
omosessuali riguardo al loro orientamento sessuale o alla possibilità di astinenza sessuale: «Le uniche scelte che essi [i
moralisti] sembrano capaci di offrir loro (uno stile di vita eterosessuale o asessuale), sono, come essi stessi sono costretti a riconoscere,
irrealizzabili per persone omosessuali sane» (p. 162). La possibilità che una
persona omosessuale cambi verso un orientamento eterosessuale mediante
psicoterapia è ridicolizzata e scartata (p. 161). Gli omosessuali vengono
presentati come una fonte di testimonianza per la società nella loro
celebrazione dell'amore gratuito (pp. 174ss).
II.
NECESSITÀ DI CHIARIFICAZIONI
In alcune lettere al suo Superiore Generale, scritte dopo aver ricevuto una
precedente critica da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede e
successivamente trasmesse alla medesima Congregazione, specialmente in una
lettera datata 15 agosto 1990, il P. Guindon ha affermato che, a parte la
questione della contraccezione, il suo libro intende essere fedele alla
ricchezza della tradizione cattolica e che non si può trovare in esso alcun
testo che neghi il ruolo del Magistero nell'etica cattolica. Queste affermazioni
appaiono inconciliabili con il modo in cui egli di fatto presenta e critica la Tradizione e il Magistero. In queste lettere P. Guindon ha anche dichiarato che da nessuna parte nel suo libro
egli contraddice l'insegnamento di Persona humana,(7) secondo
cui «l'uso della funzione sessuale ha il suo vero senso e la sua rettitudine
morale soltanto nel matrimonio legittimo». Egli sostiene invece che in The
Sexual Creators non ha messo in discussione nessuna delle posizioni di
Persona humana riguardanti azioni genitali specifiche.
Naturalmente quanto insegnato in Persona humana non esaurisce tutta la
morale sessuale cattolica. Nondimeno esso costituisce un adeguato punto di
riferimento, del resto scelto dallo stesso P. Guindon nella propria difesa.
Pertanto esso merita una più accurata attenzione. La linea di difesa scelta
dall'Autore è, quanto meno, sorprendente.
In primo luogo nel libro è proposta una descrizione estremamente ampia della
sessualità umana: «La sessualità è ciò che conferisce agli esseri umani una
storia interpersonale e sociale, tale da renderli responsabili del suo sviluppo»
(p. 34). Ma poi, secondo quanto affermato da P. Guindon nella sua difesa, la
trattazione della sessualità non prenderebbe più in considerazione gli atti
genitali, come se si potesse scrivere un libro sulla morale sessuale prescindendo del tutto dalla moralità di tali atti.
Ci è chiesto di credere che l'Autore discuta differenti stili di vita sessuali,
comprese le coabitazioni prematrimoniali (pp. 87-88) e le relazioni omosessuali
(pp. 159-204) in un senso che non implichi che questo tipo di relazioni possa
includere un'espressione genitale, almeno come problema col quale confrontarsi.
In secondo luogo la dichiarazione che egli non intende contraddire Persona
humana su questo aspetto del problema non si accorda in vari punti col testo
stesso di The Sexual Creators. E proprio l'Autore infatti a sottolineare
l'importanza del rapporto sessuale: «Quando l'esistenza di ciascuno dei due è
confermata dal reciproco riconoscimento nell'amplesso coitale, i soggetti sono
generati a se stessi come soggetti» (p. 93). Se si prendono i termini che
vengono impiegati quali coabitazione «pre-cerimoniale» (pp. 87-88), «fare
l'amore» ed «espressione sessuale» (p. 165, nel contesto dell'omosessualità) nel
senso in cui essi vengono oggi comunemente usati, il significato ovvio del
testo indica un'approvazione dell'unione genitale anche al di fuori dell'ambito
di un vero matrimonio. Il minimo che si possa dire è che la moralità dell'unione
genitale è una questione con cui praticamente ogni persona è confrontata e cui
deve dare una risposta. Scrivere un libro sull'etica sessuale pretendendo di
mettere da parte una tale questione è un modo veramente strano di affrontare il
problema. Come si può affermare la necessità di una concezione unificata della
natura umana come base per comprendere la sessualità e poi asserire che la
nozione di sessualità, in qualsiasi modo essa debba venir intesa, non implica
una considerazione della questione della moralità dell'unione genitale, quando
è riferita, per esempio, alla coabitazione prematrimoniale o all'omosessualità? In questo caso anche il rifiuto di prendere
una posizione esplicita significa in realtà assumerne implicitamente una.
Il dialogo con P. Guindon non ha pertanto condotto finora a una chiarificazione
soddisfacente della sua posizione, così che devono essere sollecitate ulteriori
chiarificazioni.
III.
LE CHIARIFICAZIONI RICHIESTE
Nell'interesse del bene spirituale dei fedeli la Congregazione per la Dottrina
della Fede ha il compito di promuovere e difendere l'autentica dottrina
cattolica. Per questa ragione essa ha stimato giusto pubblicare questi elementi
di critica del libro di P. Guindon The Sexual Creators.
La Congregazione richiede inoltre che l'Autore confermi e dimostri pubblicamente
il significato di tre importanti dichiarazioni fatte privatamente nella sua
lettera al Superiore Generale (15 agosto 1990), e precisamente:
1. che scrivendo The Sexual Creators egli ha cercato di essere fedele al
patrimonio della Tradizione cattolica in materia di morale sessuale;
2. che in nessun punto del libro egli intese negare la funzione autoritativa del
Magistero nell'etica cattolica;
3. che egli non contraddice il costante insegnamento della Chiesa, recentemente
ribadito in Persona humana, secondo cui l'uso della funzione sessuale ha
il suo ambito legittimo solo in un vero matrimonio.
La Congregazione chiede ancora che P. Guindon risolva in una dichiarazione
pubblica la contraddizione, segnalata in questa Nota, tra le precedenti
affermazioni fatte al suo Superiore Generale e il testo di The Sexual
Creators, sviluppando il suo pensiero in una forma più coerente, e
sciogliendo così incongruità presenti all'interno del libro (quali un uso
selettivo e incostante della Tradizione e del Magistero), e riconoscendo alla
dottrina del Magistero il posto e l'autorità che le compete.
1. Cost. Apost. Pastor Bonus, art. 48.
2. Gaudium et spes, n. 49.
3. Gaudium et spes, n. 48.
4. Gaudium et spes, n. 10.
5. N. 50.
6. Cf. Dichiarazione Persona humana, n. 7; Familiaris consortio,
n. 80.
7. N. 5.
|